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Nuova mostra al “Bonfanti-Vimar” su carioche e trattori

DSC_0040Dopo il recente risalto che venerdì 23 ottobre RAI ha dato sul TG1 delle 13,00 e Mediaset domenica 25 ottobre sul TG5 delle ore 20.00, il Museo dell’Automobile “Bonfanti-VIMAR” viene messo in particolare evidenza anche sulla nuova Enciclopedia “L’Automobile” Gruppo L’Espresso che è in uscita in questi giorni.

Ma tutto questo dinamismo non ha impedito al vulcanico museo veneto di predisporre sabato 31 ottobre, l’inaugurazione della sua 37^ mostra tematica, dal titolo “CARIOCHE & TRATTORI – le macchine che hanno cambiato l’agricoltura”, per la quale è stata determinante la collaborazione fattiva di molti appassionati collezionisti, fra i quali spiccano i nomi di Silvano Tagliaferro e Vittorio Bertozzo. Presenti per sottolineare l’evento una parata di autorità: L’Europarlamentare On. Mara Bizzotto, l’On. Emanuela Lanzarin, l’ Assessore Regionale Elena Donazzan, il Consigliere Regionale Onorio De Boni, l’Assessore Giuseppe Saretta del Comune di Romano d’Ezzelino, il Sindaco di Bassano del Grappa Stefano Cimatti, il Sindaco di Orgiano Marco Zecchinato il Presidente Onorario del Museo Co. Giannino Marzotto il bi-campione del Mondo Rally Miki Biasion la C.ssa Maria Teresa de Filippis che ha tagliato il nastro, lo storico del settore William Dozza e la significativa presenza del dr. Fabio Lamborghini.

Si tratta di una rassegna inedita in assoluto, che racconta ancora una volta una storia nuova fatta di fatica, ingegno e caparbietà. Le carioche non sono altro che un succedaneo dei trattori veri e propri, che l’ingegno della povera gente seppe ricavare da vecchie auto o camioncini dismessi ed abbandonati nel fondo di qualche garage o dai demolitori.

Negli anni Trenta, un’Italia povera ma bisognosa dell’aiuto della macchina per lavorare la terra ed incrementare la produzione, non trovò di meglio che stimolare l’inventiva del fabbro o del meccanico di paese che da un vecchio relitto, seppe tagliare, accorciare, trasformare e ricavare qualcosa che assomigliasse fortemente al trattore e che comunque facesse il lavoro di una coppia di buoi.

Fu un fenomeno che durò sino a metà anni Cinquanta, poi con il diffondersi della nuova economia allargata si riaffermò il trattore, che ha anch’esso la sua storia da raccontare. Nel museo bassanese si parte proprio da un mezzo a vapore del 1888, per arrivare agli anni Sessanta del ‘900.

Questa bella mostra, che attirerà sicuramente molte scuole, ha fruito anche dell’effettiva collaborazione del Club “Amici Tradizioni Contadine Venete “, ed è stata presentata poi con un arredo di vecchi mestieri, oggetti, documenti, allestito con gusto ed effetto dalla Associazione Culturale Siriola di Romano d’Ezzelino (VI), che da anni si prodiga per recuperare e tramandare vecchie storie ed usi della civiltà contadina. Data questa collaborazione il “Bonfanti-VIMAR” ha riservato, per le prime due settimane d’apertura, l’ingresso gratuito a tutti i residenti di Romano d’Ezzelino.

Fra i tanti mezzi esposti, merita una citazione un pezzo che, per motivi diversi, occupa un proprio spazio nella storia del trattore.

Si tratta di un bell’ esemplare di Fordson modello Detroit del 1921, di proprietà dei fratelli Mezzalira di Bassano.

Perché Fordson e non Ford? Perché quando cominciò a diffondersi la voce che Henry Ford, dopo il successo planetario della sua vettura tipo T, intendeva costruire anche trattori, un gruppo di speculatori di Minneapoliss raccattò non si sa dove un certo Mister Paul Ford, costituendo subito la “Ford Tractor Company”, con la più evidente intenzione di sfruttare un nome già molto famoso.

La contromossa di Henry Ford fu quella di fondare nel 1916 la “Henry Ford & Son”, dove chiaramente “son” significa in inglese figlio. All’inizio della produzione si preferì distinguersi, unendo la ragione sociale in Fordson, anche per non mischiare la costruzione di trattori con quella automobilistica.

Dopo qualche anno la Ford Tractor Company chiuse i battenti, mentre la Fordson di Henry Ford produsse circa 750.000 pezzi, numero che permise la vendita a prezzi bassissimi ed irraggiungibili da tutti gli altri costruttori.

Il modello esposto è mosso da un motore a quattro cilindri a valvole laterali, di 4.150 cc. con una potenza di 19 cavalli nei primi esemplari, saliti poi sino a 22 a mille giri al minuto. Il funzionamento prevede la messa in moto a benzina per passare, una volta che il motore fosse ben caldo, al petrolio.

Ultima curiosità. Il trattore è dipinto in grigio chiaro perché era il colore più a buon mercato disponibile. Anche a mezzo dollaro faceva la differenza!

La mostra, che durerà sino al 5 aprile del prossimo anno, ha il Patrocinio del Ministero delle Politiche Agricole, della Regione del Veneto, della Provincia di Vicenza, dei Comuni di Romano d’Ezzelino e Bassano del Grappa e l’appoggio del Museo Lamborghini, uno dei nomi più prestigiosi del settore.

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Categorie:
cultura e spettacoli, vicenza

 


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