Viva morte o dilettoso male: contraddizione e colore nel ricordo
Françoise Calcagno Art Studio
Campo del Ghetto Nuovo 2918, Venezia
da Martedì 17 Marzo 2009
fino a Venerdì 3 Aprile 2009
Orari: da martedì a sabato h 14/18 e su appuntamento
La gallerista/pittrice Francoise Calcagno torna a ricoprire il suo ruolo principale e preferito: l’artista. Lo fa con una nuova mostra, “Viva morte o dilettoso male: contraddizione e colore nel ricordo”, giocata sullo scambio di due colori: il verde ed il blu.
Entrambi colori poco utilizzati in passato (il primo perché invadente, il secondo perché molto costoso) rendono lo spettacolo di tele grandi e piccole decisamente estraniante, sensazione che fa ricongiungere la mente a realtà vere e forti e che non imprigiona nello spazio espositivo. E’ possibile, così, lasciarsi andare alla memoria, altro tema che si accosta a quello del colore. I quadri esposti provengono infatti sia dalla serie della “Mappa della memoria”, sia da quella de “In viaggio con Marco Polo”, così da rendere il ricordo (quello del viaggio e quello personale) un’unità tra vita e natura. Un ricordo che non sempre può essere felice, spesso può essere piacevole, ma che emoziona sempre. Il verde del grande giardino dove giocava l’artista può diventare ai nostri occhi una foresta, un bosco, come l’azzurro del Mare del nord può apparire un cielo incantevole. Ciò che rende preziosi questi lavori è la loro molteplice possibilità di interpretazione, così come la facilità con cui queste opere riescono a coinvolgere il visitatore in uno spazio e in un tempo che non sono più propri dell’artista, ma personali e universali. Anche la natura è richiamata nei quadri, con l’uso di terre, sabbie laviche e polveri a formare una superficie che coinvolga anche il tatto, non solo gli occhi.
Opere che si possono toccare, dunque, e che in questo modo ci lasciano aperte le porte di un ritorno al passato unico e irrazionale. La potenza dei colori freddi a coronare la memoria, ossimoro che con grande maestria l’artista riesce a vanificare rendendo accoglienti anche tonalità “difficili” come il verde acido, rende i quadri oggetti da vedere, non da osservare o analizzare: la tela ha un compito che è quello di trasportare chi la guarda indietro nel tempo, toccare quella parte del pensiero che spesso è poco ricordata. Sembra che l’artista dialoghi con il quadro tanto da formare una sorta di magia, tanto forte da poter far riaffiorare ogni ricordo senza nessuna informazione, senza nessun sapere: un ricordo senza tempo.
In mostra anche le opere dell’artista Elio Talon, sculture rimaste dalla precedente esposizione a volteggiare attorno ai quadri. Forme leggere costruite in terracotta refrattaria, materiale pesante che contrasta quasi con la leggerezza delle forme, a sottolineare che l’essenza non è mai una sola parte, ma la totalità.
Il tema principale della mostra allora diventa la contraddizione: la contraddizione tra colore e significato, tra materiale e significato, addirittura tra significato dell’artista e significato universale. Sono segni che si scontrano, opposti che danno vita a forme perfette, che non hanno niente di totale, forse solo una traccia che permetta, a chi vuole averne la possibilità, di creare un proprio passato.
Andrea Giacometti
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Françoise Calcagno Art Studio
Campo del Ghetto Novo 2918, Venezia
tel: 041 52 46 039
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