Nuova mostra fotografica al Godenda Photo Gallery In & Out di Maria Luisa Liviero
Mostra Fotografica
Di
Maria Luisa Liviero
“On Ice”
dal 5 al 31 Marzo 2009
orario:11.00-14.00 18.30-21.30
chiuso domenica / entrata libera
inaugurazione : Giovedì 5 Marzo 2009, ore 18.30
ARABESCHI SUL GHIACCIO
Se l’inerzia è morte, il movimento è vita.
C’è tuttavia armonia e disarmonia del moto, e poiché l’arte non sopporta attrito, non si avvera se non nell’equilibrio, nella simmetria, nella grazia.
Chi osserva la gestualità dell’arte che coniuga il corpo e la musica, tanto da porgere forma al suono, passa con eccitazione attraverso i fulmini delle movenze con l’ansia di fermare l’intersezione perfetta, e da questa tensione scaturisce lo scatto, l’incontro sperato.
Il pattinatore danzante, investito dagli occhi di bue che tracciano sul ghiaccio elissi solitarie, o incrociate, o echeggiate, dove le ombre non dissolvono i gesti, ma li moltiplicano, conferendo loro atmosfere da incantesimi, nella luce velata che insegue le evoluzioni, è incalzato dall’obiettivo, che deve descrivere un attimo, un attimo soltanto… quello della cornice che non potrà mai più ripetersi e che fa di uno sguardo “una fotografia”.
L’attimo è quello del momento in cui il soggetto diventa elemento armonicamente dinamico in relazione al contorno della scena. In questa singolare, “aurea” convergenza, punto di esplosione dell’armonia degli elementi in relazione alla cornice, la Liviero investe le sue risorse artistiche, pervenendo a un gioco, sempre piacevole e pregnante, di ombre, dove geometrie e prospettive si fondono con le figure umane, per attingere grazia, ritmo, dualità, in forza del sortilegio della riflessione dai contorni indefiniti. Non poca importanza è rappresentata dal sapiente gusto di riprendere l’embricarsi dei flussi luminosi dalle varie fonti policrome che provengono dai margini della pista e, con i loro ovali, ricontestualizzano il ruolo delle fuggevoli figure trascinate.
In questo “ensemble” di forme piuttosto indistinte, si percepisce il gesto artistico nello slancio dei corpi, quasi tesi a vincere la gravità, e il loro librarsi, pressoché immateriale, nell’aeriforme e a volte rarefatto colore luminoso. Tutto, nell’eterno alternarsi del rosso e del blu, del verde e del giallo, del bianco e del nero, come orditure sul pentagramma, dove i passi rapidi degli artisti si sostituiscono alle note, suggerendo, in sonore melodie, allusioni alla poesia. Alle rocambolesche “spaccate” si alternano arabeschi di volteggi, a nitidi corpi d’invidiabile fascino occidentale, misteriose sembianze di orientale memoria. Godimento per gli occhi e per la mente.
Francesco Danesin
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