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Confcooperative Veneto risponde alle recenti dichiarazioni di Coldiretti

ConfcooperativeDestano sorpresa le recenti dichiarazioni apparse sulla stampa locale da parte della Coldiretti che vorrebbe ergersi a unica paladina dell’agricoltura regionale affermando di avere associato nel Veneto oltre 100 cooperative agricole, dato tutto da verificare, ma che perde di significato rispetto alle 355 cooperative associate alla Confcooperative Veneto che rappresentano 72.000 produttori con un fatturato di 4 miliardi di euro.

Gonfiare situazioni organizzative non veritiere non fa il bene degli agricoltori. Risponde solo a logiche mediatiche che possono essere facilmente smontate carte alla mano.

È tempo invece di fare quadrato. Fare squadra per rispondere agli interessi dei soci produttori, soprattutto di quelli più piccoli ed esposti alle congiunture economiche sfavorevoli. L’economia mondiale sta attraversando momenti drammatici e non capiamo davvero quale sia l’utilità di diffondere queste false informazioni che creano solo tensione nel settore.

La cooperazione fa quadrato da sempre. Mettendo al centro di tutto il socio e la sua remunerazione. (Desta sorpresa ancora maggiore l’affermazione secondo la quale sia bassa la remunerazione dei soci delle cooperative).

Le cooperative, dall’ortofrutta a quelle lattiero–casearie, anche in Veneto, hanno liquidato ai soci una remunerazione più alta di quella riconosciuta dal mercato.

Il nostro obiettivo, da sempre, è quello di rendere più forte l’agricoltura. Rendere più forte la cooperativa, perché possa stare meglio sul mercato e, soprattutto, possa vendere il suo prodotto su mercati sia locali, sia lontani, per remunerare al meglio il lavoro del socio. Come farebbe un prodotto made in Italy o made in Veneto a collocarsi su mercati non italiani senza una dimensione d’impresa tale da permetterglielo? Se la cooperativa ci riesce centra due obiettivi: fa il bene del Made in Italy e il bene del socio (che sarà remunerato meglio). Degli oltre 20 milioni di ettolitri di vino solo 1/3 viene consumato in Italia; cosa ce ne faremmo del resto? Come potremmo remunerare i soci delle nostre cantine sociali (e lo stesso discorso vale per tutti gli altri prodotti) se le cooperative non perseguissero progetti di aggregazione e crescita dimensionale finalizzati, di fatto, alla riuscita della mission cooperativa e alla migliore remunerazione possibile dei soci?

La cooperazione attraverso i processi di crescita dimensionale e di aggregazione punta alla tutela del socio, del piccolo produttore. I farmer’s market sono nati oggi e sembrano una novità, ma le cooperative agroalimentari i negozi di vendita diretta al consumatore li hanno dagli inizi del ‘900: non è questo, da sempre, un modo con il quale la cooperazione valorizza i mercati locali? È in questo che sta la forza della cooperazione agricola: valorizza produttori, soci, cooperative grandi o piccole.

È in questa azione continua di valorizzazione delle cooperative più grandi e di tutela delle cooperative più piccole che sta la forza della cooperazione, che arriva oggi a rappresentare un terzo del Pil agricolo del Paese. In Veneto la situazione è ancora più marcata in quanto oltre il 50% della Produzione Lorda Vendibile regionale transita attraverso il sistema cooperativo agricolo. La cooperazione rappresentata e tutelata dalla Confcooperative è quella cooperazione sana, autentica, vera che non punta a eterodirigere le cooperative dall’esterno; non impone le sue scelte ai soci e agli amministratori delle imprese, ma le incoraggia, le assiste, le tutela dal punto di vista contrattuale, fiscale e finanziario.

La Confcooperative Veneto nella sua azione a tutela dei produttori agricoli soci non persegue scoop giornalistici ma in maniera anche silenziosa, quotidianamente, intende proseguire sulla strada di un reale protagonismo economico degli imprenditori agricoli.

Questa è la filosofia che ha finora condotto le nostre iniziative e alla quale continueremo ad attenerci.

Bruno Nestori
Presidente Confcooperative Veneto

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