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Ponte nelle Alpi: incontro in Regione 27.01.2009 proseguimento autostrada A27 A23

Sembra riprendere quota il dibattito sul proseguimento dell’autostrada e sulla carta, dalle nebbie del projet financing, fa capolino l’investitore privato. Nei prossimi giorni sapremo qualcosa in più. Finora abbiamo assistito a forti prese di posizione di alcuni sindaci della nostra provincia dell’associazione industriali e della Regione Veneto, prese di posizione che probabilmente prima di essere assunte meriterebbero un confronto pubblico ben più articolato. Il consenso delle categorie economiche e degli enti locali più volte sbandierato dall’assessore regionale Chisso, per esempio, è tutto da dimostrare. C’è da chiedersi su quali basi si è costruito il consenso, visto che del progetto, delle reali previsioni dei flussi di traffico, dell’effettivo impatto ambientale dell’opera e di come verrà finanziata non si sa praticamente niente? Quali ricadute ad esempio ci saranno per il Comune di Ponte nelle Alpi se il progetto proseguimento dell’autostrada venisse approvato così come è stato presentato? Innanzitutto comporterebbe un aumento di traffico che potrebbe arrivare fino a 38000 veicoli (auto e camion) al giorno. Qualcuno ha spiegato ai cittadini che abitano lungo la valle della Piave cosa comporta in termini di ricadute sanitarie, un aumento delle emissioni in atmosfera, stimate dal progetto, di 325000 tonnellate all’anno di anidride carbonica, di polveri fini e di altri inquinanti? L’altra domanda che ci dobbiamo porre è chi metterà i soldi? La pagheremo con il project financing rispondono in regione. Suona bene, ma non è una formula magica. La si presenta così: solo la prima tratta Pian di Vedoja Caralte costerà quasi un miliardo di euro ma, dicono, la finanzieranno i privati (capiremmo presto che invece necessiterà di consistenti finanziamenti pubblici). Ed in cambio di cosa? Minimo di una concessione per la riscossione dei pedaggi per la durata di 50 anni. Per Ponte nelle Alpi vorrebbe dire che diventerà a pagamento anche la tratta Cadola Pian di Vedoja, l’attuale tangenziale di ponte nelle Alpi, con il conseguente riversamento del traffico sul centro urbano cosa che porterebbe alla paralisi la già difficile viabilità del nostro comune e comporterebbe pesanti ricadute in termini sanitari per la nostra popolazione. I due nodi viari prioritari da risolvere sono costituiti dalla circonvallazione di Longarone e dalla galleria di Cadola. Opere che possono e devono essere finanziate con gli interventi statali straordinari, secondo il principio che le tasse pagate devono tornare sul territorio per realizzare opere funzionali, efficaci e che perseguono una strategia complessiva e integrata a livello comprensoriale e provinciale. Spiace vedere alcuni amministratori che anticipando valutazioni che richiederebbero un’analisi più approfondita e condivisa con le comunità si lanciano in una rincorsa affannosa di “opere compensatorie” sul proprio territorio perdendo in questo modo la visione d’insieme del concetto di bene comune.

La giunta e il capogruppo di Uniti per Ponte

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Categorie:
belluno, politica

 


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